Riconoscere oltre

Chiusi gli occhi, disteso, mi affidai.

Onde sulla pelle, disegnate da quelle accoglienti mani, accoglievano il corpo che quel proprio raziocinio non aveva ancora accettato. Tutta la scorza, di quel esile armatura, venne coccolata; centimetro per centimetro, angolo dopo angolo veniva esplorato come soffice riposo per quelle mani. Non più mani, ma soffici piume che alternando la costa, facevano sognare. Calore. Da quella nera bocca, di potente phon, l’avvolgente calore, come ad unire seguendo il gesto, le anime nel tocco. Unire, dar calore, rafforzare l’amore di quell’atto. Il suono di quell’aria, soffiata a lenta velocità, riporta l’immagine nell’utero, quei lenti ma fuggevoli istanti durati nove mesi. Brividi. L’aria, sembra fluire morbidamente su immaginarie line lungo il corpo.

Occhi. Occhi che tutto seguono. Quello specchio dell’anima che nel momento Ora, sta esaudendo un altrui bisogno.

 

Non il soddisfare il bisogno crea amore. Ma il riconoscere una anima, disposta a condividere ciò che è, collimandolo con il bisogno altrui.                         Grazie. F.P.

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